Coordinamento Banche del Tempo di Monza e Brianza

CARNATE



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CHI SIAMO

Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell'avere nuovi occhi (Marcel Proust).


Ci siamo sempre lamentati del nostro paese. Poi ci siamo guardati intorno, e abbiamo visto che tutti si lamentavano del proprio. Allora ci siamo resi conto che lamentarsi non serve a molto. Ci siamo accorti che era inutile immaginare che ci sia un utopico "altrove" molto più bello di qui, perchè è qui che viviamo, e probabilmente un altrove senza problemi non esiste.

Così abbiamo deciso di cambiare occhiali: al posto di vedere il paese che c'era, abbiamo visto quello che ci sarebbe potuto essere e abbiamo deciso di iniziare a realizzarlo. E la cosa più curiosa è stato scoprire che per cambiare basta decidere di farlo. Ma soli non si può... bisogna provarci insieme.
Socrate disse: "Chi vuol muovere il mondo prima muova se stesso". Tutti hanno bisogno di qualcosa e sono in grado di dare qualcosa.

In una società caratterizzata dall'isolamento degli individui e dalla cultura dell'autosufficienza, l'ostacolo più difficile da abbattere nel tentativo di promuovere un'iniziativa come la Banca del Tempo è portare la gente ad ammettere di aver bisogno e provare a chiedere. Se è vero che nulla è più inutile di una risposta ad una domanda che non si è posta, allo stesso modo non avrebbe senso una Banca del Tempo laddove i suoi utenti non avessero nulla da chiedere e nulla da offrire. In questo senso la Banca del Tempo rieduca a non temere di mostrarsi bisognosi e capaci di affidarsi ad altri. Ad altri però che hanno un nome e un volto, persone che grazie allo scambio a cui partecipano danno vita ad un rapporto che attribuisce un prezioso valore aggiunto a quel gesto.

La cosa più sorprendente che emerge dall'analisi dei bilanci delle Banca del Tempo è che l'esperienza dimostra che non si crea accumulazione; ciò che i soci danno e ricevono tende a rimanere in equilibrio proprio perché nelle relazioni sociali c'è un'esigenza di equilibrio che impedisce di approfittare della disponibilità reciproca tra le persone che si conoscono (Colombo, 1997, 66).
Non crediamo che la Banca del Tempo possa essere una risposta universale a quelle dinamiche, ormai tanto radicate nella nostra società, che hanno portato all'emergere della triste figura dell'homo aeconomicus, ma questo tentativo di andare controcorrente, in presenza di condizioni favorevoli e in realtà circoscritte, ha già dato prova di poter agire in modo estremamente positivo a favore di un recupero dei rapporti interpersonali all'interno della comunità.
Ed è proprio a partire da quelli che va ricostruito il senso di appartenenza che si è perso nella società contemporanea, dove il modello imposto dalla legge di mercato ha mutato il nostro modo di rapportarci in tutte le sfere del sociale, favorendo sempre più un un tipo di relazioni anonime e strumentali.

Attribuire un valore di legame alla capacità di offrire beni e servizi, così che il legame diventi più importante del bene stesso, ci pare un buon punto di partenza per capire il valore che può assumere all'interno della società un progetto come la Banca del Tempo.
Noi ci crediamo profondamente. Crediamo alle potenzialità di questo progetto e abbiamo una gran voglia di metterci in gioco al fine di concretizzarlo nel migliore dei modi. E' dunque con immenso piacere che diamo finalmente inizio alle danze!!




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